L’amico Aldair mi suggeriva pochi giorni fa  il tema di questo mio intervento: “Le Tre religioni dell’area mediterranea”. Cioè, le tre religioni monoteiste che, tra sanguinose contrapposizioni  e fraterni abbracci occasionali, hanno dato  vita all’evolversi della Storia mediterranea, europea e occidentale, negli ultimi duemila anni.
Poi ho pensato che  il numero “Tre”sarebbe stato riduttivo. Le religioni  nate nell’area mediterranea che, dopo  aver soggiornato in Sicilia, hanno colonizzato l’Europa e  tutto l’Occidente, sono più di tre.
Il Mediterraneo è stato la grande carovaniera sulla quale, da molte migliaia di anni, continuano a  transitare, incessantemente,piante, animali, prodotti agricoli e artigianali, miti e leggende, sogni e realtà, scienza e tecnica, filosofia e religione, gli Dei e gli uomini. E la Sicilia è stata sempre, non solo  ora, il caravanserraglio  dell’eterna  migrazione umana.
Per  migliaia di anni i popoli medioorientali sono stati la fornace che ha plasmato le più famose icone della divinità. Hanno  scritto la Storia Sacra e  assegnato a ciascuna divinità un nome e un rituale.
Dopo di che gli dei e i suoi missionari sono partiti  per colonizzare il mondo.
Quella Mesopotamia  venerabile  di Gilgames e dei patriarchi biblici, oggi dilaniata  da guerre feroci tra adoratori degli stessi dei.
Parlare degli Dei è pericoloso. Si rischia di urtare, senza volerlo, suscettibilità viscerali, il controllo delle quali va molto al di là del potere della ragione.
Siamo sicuri di sapere ché cosa sia  la religiosità?  Ci sono molte religioni e molti Dei all’interno della stessa religione. Non sono certo che  la religione  del cardinale Marcinkus fosse  la stessa  di  Papa Francesco.  Non credo che il Dio dell’amico Aldair sia  identico a quello del capo del nuovo califfatto. Il Yahvè di Netaniau mi sembra  la meschina caricatura del  dio di Simon Pérez.
Siamo sicuri di sapere che cosa siano  la nostra  intelligenza, la nostra sensibilità, l’ emotività, la volontà, la libertà, dove confluiscono e dove si separano il corpo e l’anima?
Con il famoso “cogito, ergo sum” Cartesio diede il via alla magnifica cavalcata della moderna cultura occidentale. L’Idealismo  europeo decretò  una volta per sempre il primato assoluto del Logos.  E’ vero che Platone lo aveva già annunciato con le sue  “Idee eterne” , e che l’apostolo Giovanni  lo aveva consacrato  nel primo capitolo del suo Vangelo: “In principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum, et deus erat  Verbum”,  ma il  vero trionfo  arrivò con Cartesio.
La grande cavalcata si conclude con Hegel, che divinizza l’Idea. Il resto, realtà, corpo, sentimenti, passioni, cioè, la nostra vita reale, non contano niente.
Hegel moriva nel 1831 lasciandoci in eredità la sua ciclopica fantasia  metafisica.
Negli stessi giorni  Goethe, di circa vent’anni più vecchio di Hegel, dava finalmente alla stampa il suo Faust. Nel 1831/1832,  la cultura, il sapere di Goethe era all’apice  della sua superba  maturità.  Conosceva bene tutto il sapere del suo tempo e dei tempi precedenti. Sapeva di Platone e dell’Apostolo Giovanni;  poteva emettere  autorevoli  giudizi su  Cartesio e  su chiunque altro. Ed ecco che in una delle prime scene  fa dire al suo Doctor Faust: “Sta scritto:. E’ forse il Pensiero che tutto crea ed in tutto agisce? Allora dovrei <In  principio era il  Verbo!>…Non posso dare a questa  “parola”, Verbo, Logos, un valore così alto. Devo tradurre altrimenti. …Sta scritto:  In principio era il  Pensiero…Rifletti bene , sin dalla prima riga affinché la tua penna non abbia troppa fretta tradurre  “ In principio era la Forza!”. Ecco…, mentre scrivo questa  espressione,  un non so che mi  dice di non fermarmi.. . Lo Spirito mi aiuta!  Improvvisamente mi si fa luce dentro: “In principio era l’ Azione”.
E’ il suo giudizio, la sua sentenza sul gigantesco edificio filosofico che, partito  2500 anni prima, ancora adolescente, dai giardini dell’ Accademia di Atene,  aveva navigato come Ulisse sulle acque del Mare Nostrum, soggiornato  in Sicilia e raggiunto, dopo infinite peripezie, le terribili intelligenze nordiche.
Il “Logos”, l’idea, è solo una parte della Vita, non il tutto e non l’origine del tutto. Per Goethe e per i grandi maestri della Fisica moderna, l’Idea può nascere dall’Azione, dall’interazione del  Tutto con Tutti, di Tutti con il Tutto.  L’Idealismo assoluto sarebbe  una mistificazione…
Dobbiamo ricominciare da capo, farci nuove domande, darci nuove risposte, concedere diritto di cittadinanza al “dubbio”, frenare quanto possibile le “tesi”  ed accoglierci alle ipotesi, ritenere possibili nuove e contrastanti “rivelazioni”.
Tutto questo fa parte  del flusso commerciale che dai tempi della preistoria attraversano il Mare Nostrum e che, dopo la sosta obbligata nel centro di smistamento che, da sempre , è stata la Sicilia, riparte verso altre sponde.
In questa specie di Odissea umana che sto cercando di disegnare, la Religione e la Cultura, la paura e la speranza, il mito e la scienza, il sogno e la realtà sono inseparabili, come l’anima e il corpo, come il corpo e la sua ombra.

A proposito, che cosa è l’anima e dove alloggia?
Ricordate le grotte di Altamira, di Lascaux, di Monte Pellegrino, di Levanto?

Molto tempo fa, quando erano appena umani, i nostri antenati si riunivano nelle grotte,intorno al fuoco. Per esorcizzare le paure del buio e della tempesta si raccontavano racconti di bisonti e di antilopi. Conoscete la magnifiche immagini di quei bisonti e antilopi incisi o dipinti nella roccia..
Da quei racconti intorno al fuoco nasceva il mito del dio antilope  e del dio bisonte che scacciavano le paure e alimentavano  la speranza di trovare al mattino buona caccia.
Alla prime luci dell’alba gli uomini lasciavano la caverna e s’inoltravano nella savana o nella foresta. Non per raccontarsi racconti rassicuranti, non per inventare il mito del dio antilope, ma per seguire le tracce dell’antilope vera, del vero bisonte. Per seguire le tracce, per cercare, per ricercare.  Così nacque la Tecnologia. Seguivano tracce, le interpretavano, facevano ipotesi, le verificavano. Così nacque la Scienza,  quella di oggi,  di Einstein.
Mito, sogno, fantasia, scienza, religione, nascono insieme  e rimangono unite nella mente dell’uomo. Togliete da  una determinata cultura gli elementi  religiosi e vi rimarrà tra le mani uno scheletro di cultura. Togliete da qualsiasi religione gli elementi  fantastici e mitologici e vi rimarrà nel palato una sostanza polverosa, indefinibile.
Con l’invenzione  dell’agricoltura e dell’allevamento del bestiame il panorama umano cambia radicalmente.  Il rigido nomadismo cui prima  erano costretti  i cacciatori e i raccoglitori di radici si allenta progressivamente.  Cresce il benessere, il lavoro diventa leggero, aumenta il tempo libero e nascono  le arti liberali, si scopre la bellezza come cosa desiderabile. Chi  di noi non è rimasto senza fiato  davanti alle stupende ceramiche di Samarra, sempre  in quelle terre bibliche oggi dilaniate dal  rozzo  fanatismo religioso?
Sorgono villaggi e città e si rendono necessari i primi “contratti sociali” che regolamentano la vita di comunità. Vengono eletti  i “ capi”  del villaggio e  stabilite le regole  di convivenza comunitaria, scelte le bandiere   e fissati i luoghi delle assemblee e del culto. Naturalmente  compaiono nuove divinità. Ogni villaggio  deve avere il suo dio  privato, diverso, come la bandiera, dal dio dell’altro villaggio.
Contemplano la Natura e il suo perenne rigenerarsi.  Rimangono stupiti davanti alla donna, che partorisce e allatta.  E sorge il culto universale della Grande Madre.
Alcuni popoli, come  Creta e l’Egitto, raggiungono prima di altri raffinatissime  cime di cultura e di arte.  E, poiché sono avventurosi, amano il commercio e possiedono navi in grado di solcare i mari, solcheranno il Mediterraneo e faranno l’obbligata sosta in Sicilia.  I Cretesi lasceranno  qui un nome, “Panormos”, molti ricordi di Minosse e un blasone: La Triskele, la svastica lunare a tre gambe di fanciulla, simbolo della Grande Madre Mediterranea, che diventerà lo stemma dell’Isola.
Le divinità femminili cretesi ed egiziane occupano i nostri promontori e colonizzano la Sicilia. Da qui salpano per  luoghi lontani e impervi: Monserrat, in Spagna, Einsiedeln, in Svizzara, Czestochowa, in Polonia.  Nei  santuari  delle Madonne Nere sparsi in tutto il mondo si venera  la  versione cristiana di Iside. Iside è la versione egiziana della  Grande Madre  Mediterranea.
Lungo la vecchia  carovaniera del Mare Nostrum seguitano a transitare altre religioni e altre mitologie. L’Olimpo greco , amabile, sornione, prepotente e bontempone si riversa  nella nostra isola e  l’entroterra si popola di  luminosi templi divini e di santuari e rituali tuttora oscura e tenacemente vivi.
In Egitto, un re illuminato, Aknaton, intuisce  l’assurdità del politeismo e ne decreta l’abolizione. Impone  per legge il Monoteismo: un solo Dio, il “Dio Sole”. Era una rivoluzione geniale, ma prematura. Il popolo , sempre  innamorato delle “moltitudini”, delle  masse, anche divine, si  ribella.  Morto Aknaton, il Politeismo venne restaurato dal successore. La rivoluzione monoteista si salva, ma altrove, grazie a Mosè.
Non si sa bene chi fosse Mosè, se figlio di ebrea  o principe della Casa di Aknaton, entusiasta della fallita riforma. Egli la impone agli ebrei. Il nuovo Dio si chiamerà Yahvé.  Il  mondo intero si riempirà di sinagoghe. Naturalmente, anche la Tora  transiterà  sulle acque del Mediterraneo e sosterà in Sicilia, Qui prospererà, soffrirà, lavorerà e darà frutti che saranno utili a tutto l’Occidente.
Più tardi, circa duemila anni fa, comparve in  Palestina la figura sublime di un uomo chiamato Gesù. Nasceva  il Cristianesimo e il suo messaggio dell’ amore, della pace, della concordia, della fratellanza, si riverserà come una piena su tutto il mondo. I simulacri delle antiche divinità verranno ribattezzati. La Grande Madre  diventerà Madonna e   gli altri dei dell’Olimpo riceveranno nomi di santi e di martiri cristiani.
All’inizio del settimo secolo dell’ Era cristiana nasceva l’Islam, la terza  religione monoteista  del mondo Mediterraneo. Il Profeta riceve la rivelazione di Allha, la annuncia al suo popolo  e la dottrina del Corano si espande come  un uragano.
La cosa più prodigiosa di questa espansione non furono le conquiste militari, ma quelle culturali. In pochi anni gli studiosi  musulmani diventarono i signori della filosofia, della matematica, della fisica, della medicina, dell’arte, della Poesia, dell’astronomia, della geografia, della scienza in genere. La sontuosità delle loro città, come Damasco o Cordoba, era  una realtà sconvolgente sia per gli amici che per i rivali. In pochi decenni  erano diventati maestri all’occidente.
La loro  raffinatissima architettura fu cantata nel Cinquecento da un  poeta spagnolo, Fray Luis de Leòn, agostiniano, esimio professore  a Salamanca. Penso che Fra Luis de Leonsia  uno tra  i più illustri poeti del rinascimento europeo. Comparabile, a mio parere, soltanto all’incomparabile  Orazio. In uno dei suoi poemi, “La vita  appartata”, nel quale tratta della futilità  delle cose umane,  allude  ai superbi palazzi  che “sapienti  mori” costruivano per  la nobiltà castigliana.
L’Islam salvò per noi, e ci trasmise con generosità, non solo  il sapere classico, ma anche bellezza e arte.  La Sicilia e la Spagna furono il laboratorio dove questo dono venne  elaborato e perfezionato.
Non credo che  sia uno sproposito affermare che senza la generosa collaborazione  con l’Islam, il Medioevo europeo sarebbe stato molto più lungo e difficile.
Sfortunatamente per il mondo, le rivalità politiche e militari tra i popoli delle “tre religioni” interruppe la collaborazione.  La cooperazione diventò intolleranza. Ci furono le inquisizioni, il fanatismo religioso, il terrorismo,  le guerre sante…
E insopportabilmente triste costatare come le  passioni più miserabili di piccoli uomini riescano a incattivire i rapporti  tra i popoli. Riusciamo a trasmettere le nostre paure, la nostra ignoranza e la nostra ferocia persino agli Dei.
Quando ero ragazzo di  dodici anni scoppiò la guerra civile spagnola. Una guerra santa, religiosa.. Gli spagnoli ci siamo divisi in due bande: i Buoni e i Cattivi. I buoni  eravamo, naturalmente, i buoni cattolici; i cattivi tutti gli altri. Non era necessario  essere un delinquente o un ateo, per essere annoverato tra i cattivi. Bastava essere  “repubblicano”  o “liberale”. Federico Garcia Lorca era solo  un grande poeta, e per questo lo abbiamo assassinato .
La propaganda dei Buoni m’insegnò che bisognava proteggere Dio, difenderlo dai Cattivi che volevano sopprimerlo. La stessa propaganda che  oggi  usa  il  sedicente  “Califfo”  per giustificare le sue atrocità.
Provate a immaginare un Dio Onnipotente che si sente così invecchiato e tentennante , così pieno di paura, da sentire il bisogno di una scorta armata, di una guardia del corpo, di un plotone di teste di cuoio…
Tutto questo  è transitato e seguita a transitare sulla carovaniera del Mediterraneo: mito e religione, arte e scienza, paura e ignoranza, speranza e disperazione, efferatezza e amore  seguitano a navigare insieme sulla nostra carovaniera.

Che idea abbiamo di Dio, della Religione, della Cultura, di noi stessi?

Come sonnambuli  ci trastulliamo  ancora, con fantasie primordiali di primogenitura: i primogeniti della Creazione!  Viviamo ancora nella terra  tolemaica sospesa  tra cielo e abisso, con il sole  e le stelle  che girano intorno a noi  e fanno l’inchino… I miti e le fantasie dell’età delle caverne convivono  nella nostra anima con la scienza più avanzata.
Penso che gli Dei  che adoriamo covano nel cuore le nostre  stesse paure  e le nostre  speranze.  Sono Dei  “antropomorfi”, partoriti dall’uomo che non può  evitare di “umanizzare ciò che tocca.  Giudicate voi.
Per quanto mi riguarda, sono convinto che sarebbe una  imperdonabile bestemmia  adorare un Dio che mi assomiglia. Non posso concepire un mondo senza Dio. Non posso adorare un Dio che ha le mie stesse  debolezze. Sono  religioso per natura, ma non sono un credente
Uno degli uomini  che più hanno contribuito  a plasmare e nutrire la mia spiritualità è Rabindranaz Tagore, il premio Nobel  della letteratura indiana. Negli anni 40 e 50 del secolo scorso mi fu compagno abituale di riflessione.  Per ore  e ore interminabili leggevo la sua poesia, il suo teatro, i suoi racconti. Tutto in lui era espressione luminosa di vivissima religiosità. Ma neanche lui era credente. Non  adorava nessun dio particolare, ma viveva immerso nella divinità. In uno dei suoi libri  aveva scritto: “ La Religione sarà una e vera soltanto quando saremo riusciti a dimenticare i nomi degli dei”.

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