La civiltà occidentale iniziò con un deplorevole malinteso. I filosofi del secolo d’Oro ellenico innalzarono un tempio alla Ragione e confinarono la vita quotidiana, le passioni e i sentimenti, nella zona più appartata e oscura dell’uomo.

I grandi sistemi filosofici, da Platone a Kant, sono opere di superba ingegneria mentale, mentre la sfera delle emozioni é ancora oggi un territorio inesplorato.

Cominciò Socrate settecento anni avanti Cristo. Prima di lui non si conosceva il potere della ragione. “Pensare” era una funzione che gli uomini esercitavano meccanicamente senza alcuna consapevolezza.
Ironizzando per le strade e nelle piazzette d’Atene, Socrate scoprì che, oltre il mondo delle “cose materiali”, incerte e mutevoli, esiste un altro mondo, certo e immutabile, quello delle idee. Il giovane, per esempio, invecchia e muore, ma l’Idea di Gioventù é immarcescibile. Il giudice, a volte, si comporta ingiustamente,ma l’Idea di Giustizia ha una validità universale ed eterna che non ammette ne cambiamenti ne’ menomazioni.
Socrate aveva scoperto il “Mondo sovrano delle “Idee Universali” e la sua scoperta cambiò il corso della Storia. Senza le Idee socratiche sarebbe stato impossibile immaginare tutto il progresso scientifico e filosofico che ne seguì.
Ma Socrate commise un errore ,del quale siamo rimasti vittima fino ad oggi: quello di pensare che le Idee Universali ,enti di ragione ,fossero più reali della Vita stessa. Fu allora che l’Europa cominciò a contrapporre il “Logos” alla “Vita”.

Poi vennero le grandi religioni .Per il Buddhismo la vita, soggetta alla Vecchiaia, alla Malattia e alla Morte, é il sommo male, mentre la somma perfezione consiste nell’annientarla.
Per il Cristianesimo, meno radicale del Buddhismo, la vita terrestre non é buona o cattiva ;é neutra, priva di valore intrinseco. Tutto dipende dall’uso che se ne fa. Se la si usa per avvicinarsi a Dio, é buona; se, invece, la si utilizza per coltivare i propri istinti ,é cattiva .La vita terrestre ha valore soltanto se vissuta in funzione della “Vita Eterna”.

La contraddizione tra ragione e vita si esaspera più notevolmente nell’Era Moderna. Molti filosofi e scienziati moderni hanno combattuto una vera crociata, spesso cruenta ,contro ogni forma di religione trascendente. A poco a poco hanno demolito quel mondo ultraterrestre chiamato “Vita Eterna” che le religioni avevano costruito nella frontiera dell’esistenza. Verso la metà del Settecento il mondo dell’ “Al di Là” si era evaporato: agli uomini non rimaneva che quest’ umile vita terrestre.
Sembrava che fosse arrivato il momento in cui i valori vitali stessero, finalmente ,per prendersi la rivincita ,che la Vita si sarebbe imposta alla nostra attenzione per il suo intimo valore e non più come inserviente della religione.
Ma non é andata così .Il pensiero degli ultimi trecento anni ha seguitato ad adottare rispetto alla Vita un atteggiamento d’indifferenza o di disprezzo molto simile a quello delle religioni. Il Razionalismo occupò il posto che durante il Medioevo aveva occupato la teologia e la Vita continuò a essere “serva della Ragione” della filosofia, della scienza, della politica. Dio é stato sostituito con la Ragione e la Teologia con il Razionalismo.
E’ sorprendente che in tutto questo tempo la Vita non si sia ribellata all’ ingiusta segregazione .Pur essendo l’archetipo di ogni generosità e il principio di tutte le cose, persino delle Idee Universali ,non ha fatto mai di se stessa un Principio.
Ha sopportato che i più grandi filosofi e gli scienziati più insigni ci insegnassero che essa é degna di essere vissuta solo se posta al servizio del Progresso.

Quali sono per l’uomo moderno i valori ultimi ed essenziali ,ai quali la Vita deve piegarsi? Tutto ciò a cui abbiamo imposto il nome di “Cultura” . La Cultura é diventata la vera religione dei tempi moderni ,con i suoi teologi, i suoi riti e i suoi concili. Una religione senza Dio.
Secondo questi “dottori del culturalismo”, la filosofia e la scienza sono un’attività dell’intelletto che cerca la verità in funzione della mera e pura verità, non una funzione biologica che, come tutte le altre facoltà vitali, deve sottomettersi all’economia generale dell’ organismo umano dal quale riceve regole e ordinamenti. Allo stesso modo il sentimento di Giustizia e le azioni che a essa s’ispirano si esauriscono nel valore extravitale di “ciò che é giusto”.
E’stata creata una Cultura fine a se stessa, non impegnata essenzialmente nell’ agevolare l’evoluzione della specie umana. La vecchia formula “pereat mundus, fiat iustitia”, esprime con radicalismo frenetico il disprezzo moderno della Vita e l’apoteosi della Ragione. E lo stesso si può dire della politica, che assomiglia tanto a un astratto teorema che prescinde degli organici bisogni della Polis, o dell’economia, alla quale niente importa del benessere dell’umanità nel suo complesso, asservita come é all’imperativo categorico del massimo profitto.
La Cultura ,supremo valore venerato dai positivisti degli ultimi secoli, é un’entità ultravitale che occupa nella stimativa moderna lo stesso posto che era riservato alle “Idee” socratiche nell’antichità e alla “Vita Eterna” nel Medioevo. Il valore della Vita, la quale é essenzialmente “pura attualità”, é sempre rimandato ,come la felicità del credente, a un domani utopico ,a quando la “Ragione” e la “Scienza” avranno riscattato l’uomo, trasformandolo, magari, in un robot. Sotto una denominazione o l’altra ,troviamo sempre lo stesso atteggiamento dogmatico secondo il quale la Vita acquista valore soltanto se riferita al “Cielo Culturale” con il quale abbiamo sostituito l’altro cielo predicato dai teologi.

E’ stata una funesta utopia aver isolato alcune energie vitali, come la Ragione, dando a esse il nome mistico di “spirituali”, divinizzandole illusoriamente a danno dell’intero organismo vivente. Cosi facendo abbiamo “disintegrato” l’essere umano separando cose che possono avere un senso soltanto se sono mantenute unite :l’intelligenza e gli istinti, il pensiero e le emozioni.
Per questo oggi ci troviamo a dissertare sulla “crisi della cultura” e sul “tramonto dell’Occidente”, come parlavano gli uomini più avveduti all’inizio del secolo scorso. Alle soglie del Duemila la nostra cultura registra un drammatico fallimento .L’essere umano é ancora il grande misconosciuto e l’umanità é governata dal vecchio che non conosce se stesso: uomini vecchi ,positivismo vecchio, liberalismo vecchio, culturalismo, politica ed economia vecchi.
I giovani del ’68 cercarono di opporre la fantasia alla vecchia e gottosa tradizione “illuminista” ,ma furono sconfitti. Non ebbero il coraggio di spingersi fino in fondo ed ora, perduto l’ultimo residuo d’immaginazione, siedono senza vergogna nell’emiciclo degli anziani.

Una Vita umana che ritrovasse in se stessa un contenuto più interessante degli antichi schemi culturali, economici e politici, darebbe all’esistenza dell’umanità un ritmo generoso, un po’ ironico, sportivo, caratteristiche che oggi ha perduto persino il mondo dello sport.
Il mondo ha bisogno di ritrovare una cadenza sportiva per liberarsi dalla depressione che ci opprime.
Potrà conquistarla soltanto quando la nostra emotività sarà pienamente riabilitata.
Non chiediamo che la Ragione sia condannata a morte, ma che si accordi con la Vita.
Non é questa terrificante nuova “economia globale” la quale, ubbidiente all’imperativo categorico -saturo di egoismo razionalistico – del massimo profitto, si lancia fervidamente ad arricchire quattro persone su cento, lasciando nella povertà le altre novantasei?
Ora che la morte delle ideologie ha reso impossibili le rivoluzioni, chi potrà controllare gli individui e i popoli, ogni giorno più numerosi, condannati alla disperazione dal cieco “illuminismo” degli economisti e dei politici?
Non é tragicomico vedere come si agitano i capi degli Stati più ricchi per esorcizzare il terrorismo, onde poter assicurare la tranquillità ai felici “cittadini del benessere”? Il terrorismo é la risposta folle di un’umanità disperata alla quale é stato tolto il piacere di vivere.
Non lo si può liquidare chiamandolo follia, perché la vera follia é di coloro che, potendo utilizzare la Civiltà per rendere la vita più vivibile, la usano per condurre il genere umano all’avvilimento.

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