Claudio Alessandri: “Muhammad e Dafne”.

Ho conosciuto Claudio Alessandri, ma non profondamente.
Soltanto la sua faccia silenziosa, riservata, attenta.

Invece ora, dopo aver letto la sua fiaba  “Muhammad e Dafne”, vorrei tanto aver conosciuto la sua anima. Doveva essere un’anima traboccante di poesia, di pensieri nobili, assettata di verità, pur consapevole  che la Verità è irraggiungibile.  In questa consapevolezza  di impossibilità di raggiungere la Verità era  intimamente d’accordo con Antonio Machado che  molti anni prima aveva scritto: “Caminante, no hay camino; se hace camino al andar…” ( …camminante, non c’è strada…La strada si fa camminando…)

Era un grande scrittore Claudio Alessandri?
Era un grande lettore?
Era un grande ascoltatore?

Scegliete  voi, ma dopo aver letto attentamente il suo libro.

Era certamente un grande creatore di favole, persino  quando nel suo lavoro trattava argomenti storici.
A volte mi domando se non sarà forse la favola il miglior linguaggio per raccontare la storia vera. Non i sapienti e voluminosi trattati della cosiddetta  “Storia universale”, a volte  troppo presuntuosi  e carichi di erudizione.  Sono convinto che Giuseppe Pitrè, il grande raccoglitore di leggende, ci ha raccontato la storia della Sicilia, la storia dell’ anima siciliana,  molto meglio di altri grandi storici.
Alessandri era un creatore di quel tipo di fiaba capace di incantare  le lunghe veglie dei carovanieri   che anticamente attraversavano il deserto con lentezza quasi celeste lungo  l’antica  “Via della seta”.
Favole siciliane e universali che si scambiarono i carovanieri di quell’altra “via della civiltà” che durante migliaia di anni è stato il Mare Nostrum. Conversazione e ascolto intrecciati tra uomini di paesi lontani.
Favole che racchiudono interi cicli di cultura. Leggende mesopotamiche, cretesi, egiziane. Racconti del Vecchio e del Nuovo Testamento, del Corano…
Non vi sorprende vedere ondeggiare al vento nella bandiera  siciliana, la Triskele, la svastica a tre gambe?  E’un eredità ricevuta dalla superba civiltà cretese. Era il simbolo della divinità lunare adorata dai coltivatori primitivi. Le tre fasi lunari raffigurate da tre gambe nude di fanciulla.
La luna erala divinità notturna della fecondità, della femminilità, della maternità…Di solito veniva  raffigurata con accanto il serpente, simbolo dell’immortalità.
Non siete rimasti mai stupiti vedendo nelle nostre chiese la luna e il serpente ai piedi  della Madonna Immacolata?
Ai piedi della Madonna non perché costei possa facilmente calpestarli, ma perché gli antichi miti perdurano sempre  alla radice delle nuove formulazioni religiose.
“Muhammad e Dafne “ è una favola di amore e di religione. Ha  la poesia struggente di Giulietta e Romeo e il peso teologico di una tesi della Summa di san Tommaso d’Aquino.
Due giovani si amano: lei crede in Giove, in Minerva…,negli Dei dell’Olimpo, cosi beati nella loro immortalità, cosi giocondi, a volte…,così simili all’uomo.  Così euclidei, anche nei misteriosi segreti dei santuari! Amici delle assemblee democratiche, anche se a decidere il da farsi  è sempre lui, Giove.
Euclidei nel senso che, con il loro  gusto per la conversazione e il ragionamento, diedero  l’avio al ragionare  umano, alla scienza. Euclide creò la geometria della linea retta, del triangolo, del circolo…., cose che in realtà non esistono, perché l’Universo non è statico e piatto, ma sferico e in continuo movimento. E tuttavia, grazie alle invenzione irreali di Euclide, l’uomo ha saputo  costruire piramidi, ponti e grattacieli per gli affari e  templiper la meditazione e la preghiera.

Tutto realissimo, anche se evanescente.
Che l’eroina del racconto sia una ninfa, metà cittadina dell’Olimpo e metà  bellissima creatura terrestre – dafne in greco significa alloro -, è una felice trovata di Claudio. Forse  perché timoroso dei tempi tristi come il nostro, quando l’uomo dimentica l’arte di conversare  e di ascoltare?
Temeva, forse, che se   l’eroina fosse stata una semplice giovane cristiana, o ebrea, la lettura della sua favola si sarebbe convertita in pretesto per  urlare e pettegolare, come  vediamo in tanti programmi televisivi o in Internet?
Lui, Muhammad, è siciliano e musulmano. I suoi antenati  erano venuti molto tempo prima dall’altra sponda del Mare nostrum.

Il suo dio era Allah.

Allah e Jahvè sono  dei solitari, austeri, nati nel deserto, non giocondi, come i greci, cresciuti in isole variopinte e spiagge sonore e ridenti.
“Il deserto è monoteista”, scrisse una volta Renan.
Muhammad aveva  nostalgia di quei paesi con odore di deserto  e sapore di assoluto.…!
Si sedeva sulla sponda del mare siciliano e sognava l’Africa. Fu li che conobbe Dafne. Vicino alle onde s’innamorò di lei e lei di lui.
Ma adoravano due Dei diversi!  Due Oceani li separavano.
L’amore è più forte  di due Oceani?

Dafne e Muhammad parlano, conversano, ascoltano…

  • Il dio che adoro io è infinito; non può essere diverso dal Dio

    che tu adori.

  • Non è onnipotente e in finito anche il tuo dio?
  • Allora i nostri Dei non possono essere due dei ma uno solo.
  • Non possono esistere due dei infiniti uno accanto all’altro.
  • Che importanza può avere il nome che noi diamo loro? Giove, Allàh sono soltanto  i nomi che noi diamo alla stessa, unica divinità
  • L’infinito è irripetibile.
  • I nomi, le parole, sono molte. L’Essere è uno solo. Uccidere altri uomini, o disprezzarli e irriderli in nome del mio Dio o del tuo è la più banale e stupida delle bestemmie…

La teologia di Muhammad e Dafne, di Claudio Alessandri non è diversa da quella di Raimondo Lulio, di Francesco d’Assisi,di Papa Francesco: Amare, conversare, dialogare… Non è diversa della Filosofia di Parmenide e di Spinozza. “ciò che è, è;  ciò che non è, non è e non può essere pensato”. “Natura, sive Deus”. L’ Essere è al di là e al di sopra di ogni nostro pettegolezzo  teologico o filosofico. Al di là e al di sopra delle opinioni dei laici e dei credenti….
La Globalizzazione non ha messo in crisi soltanto la nostra economia.  Sono in crisi le nostre religioni, le nostre filosofie, le nostre culture.
Peggiore  della crisi economica è la nostra crisi culturale. Abbiamo lasciato indietro la cosmologia  tolemaica. Galileo, Copernico e Newton hanno spalancato nuove finestre di luce; Einstein se n’è andato pochi decenni fa. Sono stati grandi profeti, ma noi continuiamo a parlare e ad agire come se non fosse arrivato nessuno.
Siamo agli albori di una civiltà  nuova che ci insegnerà a rispettare gli Dei, a non usarli come armi contundenti contro gli altri uomini.
Nonostante gli sforzi dei grandi profeti, abbiamo ancora una concezione della religione rozza, primitiva, esclusivista,  rissosa, soldatesca….

Durante secoli e millenni siamo stati  educati nell’intolleranza e nella superbia
Ci hanno fatto credere che la Terra è il centro del mondo e l’uomo il re e il centro della terra. Che intorno a noi girano il sole e le altre stelle….Nessuno ci ha detto che la Terra è soltanto un piccolo pianeta di periferia, quasi insignificante, e che nell’Economia dell’Universo ( e della terra), le nostre beghe politiche, economiche, dottrinarie o artistiche, contano meno  della farfalla che acchiappiamo per metterla  in vetrina o della formica  che schiacciamo  con la scarpa.
Siamo  ancora, dopo tanti sforzi culturali, una specie animale che non ha imparato ad usare  correttamente il barlume d’intelligenza  ricevuto.

Mi permettete di darvi un consiglio stravagante?

Leggete un centinaio di volte due volumi: uno, “L’ABC della relatività”, di Bertrand Russell; l’altro, di Albert Einstein e Leopold Infeld: “L’evoluzione della Fisica”.
Sono due volumi  difficili, chiari, scritti per gente  come noi, di cultura medio alta, digiuna di matematiche, ma piena di bisogno di sapere, di conoscere noi stessi e il mondo in cui viviamo.
Questa lettura potrebbe cambiare la prospettiva della nostra vita, anche di quella religiosa. Potrebbe darci  una visione più chiara,  più umile e anche più generosa, di noi stessi e del mondo in cui viviamo.
Quello che  ci siamo abituati a chiamare  “uomo sapiens” comincerà a sembrarci  una piccola creatura  insipiente, che ha ricevuto un  dono chiamato “ragione”, ma si rifiuta di usarlo, e persino di imparare a usarlo.
Non siamo Principi della Creazione. Siamo  soltanto  una   delle innumerevoli specie che popolano la terra, la più pericolosa.
La nostra Storia  Universale” è un interminabile racconto di guerre e di sopraffazioni… Sono  le guerre dell’uomo contro l’uomo, non  le guerre delle iene contro le iene.
In nome della libertà di espressione abbiamo insultato i profeti e le bandiere. Ed ora eccoci qua a combattere di nuovo le nostre guerre di religione, come mille anni fa.
Adesso le chiamiamo “ guerre contro il terrorismo”.
Non si insultano  i profeti e le bandiere dei popoli diversi.
Ecco la  lezione che questa favola di Claudio Alessandri vuole darci: amore, dialogo, buon senso, buona educazione  nei confronti di tutti coloro che non la pensano come noi.
Una minima dose di civiltà, niente di più!

Gonzalo Alvarez Garcia.

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